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PERCHÈ RIDE QUANDO LO SGRIDO?

Molti bambini reagiscono ai rimproveri ridendo e ciò può far innervosire ancora di più i genitori, perché la prima cosa che ci viene da fare in automatico è pensare che nostro figlio ci stia prendendo in giro, lo stia facendo apposta. In questo mio articolo desidero mostrarti i motivi per cui tuo figlio potrebbe reagire in questo modo alle tue richieste e come fare.



I motivi per cui tuo figlio ride quando lo sgridi


È importante sapere, prima di tutto, che il cervello dei bambini è ancora immaturo ovvero è fisiologicamente diverso dal nostro poiché ancora in via di sviluppo. Capita a volte che nel mezzo di un rimprovero tuo figlio ti guardi con occhioni dolci e poi scoppi a ridere come se gli avessi appena raccontato una barzelletta. E tu mamma o papà, già stanco e con il fuoco negli occhi non puoi che innervosirti ancora di più. Lo so non è piacevole per l’adulto che si trova di fronte a questa situazione.


Ricordati che la rabbia prende il sopravvento e diventa disfunzionale nel momento in cui ci soffermiamo sulla nostra emozione, può invece trasformarsi in emozione funzionale se riusciamo a comprendere e soffermarci sul BISOGNO del nostro bambino.


Ma perché ride al rimprovero?

  • È un modo per difendersi e alleggerire la situazione, perché con il sorriso tuo figlio pensa di sciogliere la tensione presente e vorrebbe tornare a vederti felice.

  • Solitamente quando tuo figlio ride sa che tu lo abbracci e vede in te dolcezza e amore e quindi utilizza l’unica strategia che conosce.

  • A volte, a causa della nostra comunicazione troppo contorta, il tuo bambino davvero non ha capito la gravità del danno e quindi ti sta chiedendo un aiuto per capire ciò che è successo.


Come devo reagire?


Ciò che non va dimenticato e che dev’essere ben chiaro al bambino è che il rimprovero non va a minare il legame profondo che esiste tra lui e l’adulto di riferimento. Questo è importantissimo al fine di far capire al bambino che stiamo valutando il suo determinato comportamento e non il suo essere.


Vediamo insieme alcuni punti da tenere a mente:

  • Ricorda che il rapporto tra genitore e figlio non deve intendersi come lotta di potere, ma come incontro senza perdenti ovvero dove entrambe le parti hanno la possibilità di tenere in considerazione ed esprimere i propri bisogni.

  • Il “no” va sempre accompagnato da un’ argomentazione (più o meno articolata in base alla fascia d’età del bambino)

  • C’è bisogno che il nostro rimprovero risulti fermo ma accogliente. Vi sembra una contraddizione? Capisco: siamo abituati a immaginare il rimprovero associato a tono di voce alto, postura in avanti, sopracciglia arruffate. In realtà il “no” può essere affermato con la calma e l’amorevolezza, ma allo stesso tempo con autorevole fermezza ovvero sguardo concentrato senza scivolare in risatine.

  • Dare importanza al messaggio: se urliamo da una stanza all’altra è possibile che nostro figlio non possa prenderci in considerazione. È importante avvicinarci a lui e mettersi allo stesso livello del nostro bambino: abbassarci, prendergli le mani, guardarlo negli occhi.

  • È importante ascoltare anche le motivazioni del nostro bambino, senza partire in quarta con la nostra paternale. Il bambino ha bisogno di capire che viene compreso dal genitore e che non sta subendo un ordine.

  • Una volta che abbiamo ascoltato e compreso i bisogni del bambino, è fondamentale restare fermi sulla regola.

Il post-rimprovero


Il senso di colpa spesso fa parte del post-rimprovero. Il compito dell’adulto è quello di accompagnare il bambino durante la sua crescita personale e fargli capire che è stato necessario quel “no” per formarlo e per aiutarlo a crescere.

Se nel momento del richiamo sono io per primo ad essere titubante, allora è pur certo che quel rimprovero non ha nessuna valenza, non viene recepito dal bambino e quindi non viene preso in considerazione. Il bambino, durante il rimprovero, ha bisogno di un supporto per contenere le proprie emozioni di rabbia o frustrazione per lui ancora troppo difficili da gestire in autonomia; non deve mai essere lasciato da solo con le sue emozioni forti, a meno che non sia lui a richiederlo esplicitamente.



È importante che non si perda la fiducia che il figlio ripone nei genitori. Poiché ogni rimprovero ha un inizio ed una fine non si deve protrarre nel tempo e deve interessare solo quel momento e quell’azione sbagliata del bambino. A fine episodio, dopo breve tempo, quando l’apice dell’emozione ha fatto il suo decorso è bene riprendere con calma l’aneddoto per osservare insieme al tuo bambino cosa è successo e come si è trasformata l’emozione, come siete riusciti insieme ad attraversarla trovando insieme delle soluzioni


 

Ti è capitato di vivere questa situazione con tuo figlio?




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